Perché ho creato “Fuori Trama”
Hai mai avuto il terrore di sbagliare prima ancora di aver iniziato?
Viviamo in un mondo che ci spinge costantemente ad esporci in vetrina, perfettamente ordinati, illuminati a giorno, omologati.
Ci dicono come dobbiamo disporre le nostre idee per fare "bella figura": ordine, forma e controllo diventano criteri su cui misuriamo il valore di un pensiero.
Ma cosa succede a tutto ciò che non rientra in questi schemi? Finisce confinato nello scantinato, nascosto per paura di essere giudicato "fuori posto".
La vera potenza delle idee non sta nel conformarsi a un’apparenza brillante e ben impaginata; sta nella loro capacità di disturbare, trasformare e aprire spazi inaspettati.
Per fare davvero "bella figura" con un’idea, dovremmo prima permetterle di essere libera: lasciarle il disordine necessario per germogliare, la frizione che crea scintille e la vulnerabilità che la rende autentica.
Per spiegarti perché nasce questo blog e quali strumenti troverai qui, voglio raccontarti la storia di Eco.
LA STORIA DI ECO
e della città di Carta Bianca
Nella città di Carta Bianca ogni cosa era possibile.Ponti sottili, tracciati a china, comparivano nell'aria un attimo prima che il piede toccasse il vuoto.Lungo i viali, bastava il desiderio di un riparo perché dai margini della strada prendessero forma dense chiome di alberi con rami carichi di foglie d'inchiostro fresco.Qui vigeva un’unica grande regola.Alla nascita, ogni abitante riceveva un libro dalle pagine completamente bianche: non un'assenza di contenuto, ma la presenza simultanea di tutte le storie possibili, prima che una sola scelta spegnesse tutte le altre per trasformarsi in realtà.In mezzo a loro viveva Eco, curatrice della Libreria delle Storie non Scritte.Ha scelto di farlo perché, quando qualcosa la rendeva felice, correva nella sua libreria e iniziava a "leggere" i libri bianchi ad alta voce, inventando storie così assurde che le pagine iniziavano a riempirsi di parole, per poi tornare bianche.Il tono delle storie poteva essere diverso in base alla giornata ma una cosa restava costante :Eco amava usare le virgolette per alleggerire parole pesanti (come se il “lavoro” diventasse più facile) e sui dorsi dei libri bianchi scriveva parole virgolettate a caso come se dare nonsense fosse il vero senso.La Libreria delle Storie non Scritte era un luogo dove si rifugiava chi aveva perso l'ispirazione.Lasciare a chi legge l'impegno di scegliere che senso dare alle parole era il suo compito.Gli abitanti non entravano qui per trovare risposte. Entravano per lasciare frasi in sospeso…Le pagine bianche erano un invito semplice: lascia spazio ai tuoi pensieri.Nel tempo, Eco capì che gli abitanti si dividevano in tre categorie:
I paralizzati: chi preferiva restare immobile per il terrore di sporcare le pagine, conservando il libro immacolato fino alla fine.I perfezionisti frustrati: chi tracciava linee febbrili alla ricerca di una forma perfetta, finendo per perdersi nel caos di ciò che non riusciva a controllare.Gli imperfetti consapevoli: chi scopriva che perfino quella macchia d’inchiostro che ha invaso e scurito la pagina, quel tentativo di cancellare che l’ha resa logora, le parole scritte come annotazioni sui bordi, facevano parte della bellezza del disegno finaleLa libreria continuava ad accumulare volumi, fino a doverli accatastare alla rinfusa.Fu allora che il sindaco decise di intervenire, istituendo la "Dogana delle idee".Il compito dei controllori della “Dogana delle idee” era mettere un semplice timbro ”In Ombra” o “Fuori Matrice”.I libri "Fuori matrice" venivano stipati in disordine nel buio dello scantinato, un luogo dove la gente veniva scoraggiata ad andare.I libri "In Ombra", invece, venivano disposti in file perfette sulle vetrine inondate di luce.Quel timbro “in Ombra “ segnava l'immagine di chi vive come un’ombra che si limita a mimare i gesti e le decisioni di chi sta sul palcoscenico.Eco chiese alla Dogana, presentando formali richieste, di installare almeno una luce fioca tra gli scaffali bui dello scantinato. Sperava che un barlume di visibilità potesse almeno far percepire la presenza di quei volumi dimenticati.Ben presto scoprì la verità più amara: il problema non era la burocrazia, ma la gente. Gli abitanti avevano assimilato la regola: nessuno voleva più scendere quelle scale.La vetrina in luce era più comoda.«La vetrina così è bella. Perché dovresti cambiare le cose?», le dicevano.Capendo che, se fosse rimasta lì, avrebbe perso i suoi spazi di libertà e il posto sicuro per le parole in sospeso, Eco prese una decisione radicale: chiuse la porta e andò ad aprire un luogo del tutto nuovo. Un posto pensato per chiunque si sentisse fuori dagli schemi e volesse uno spazio libero per raccontarsi.Quel posto non poteva che chiamarsi Fuori Trama.
Cosa troverai in questo spazio
Se hai letto fin qui, probabilmente anche tu ti sei sentito almeno una volta come uno di quei libri finiti nello scantinato.
Può darsi che tu abbia avuto paura di fare una scelta per non sciupare la tua "pagina bianca", o che ti sia stancato di disporre le tue idee in vetrina solo per compiacere gli altri.
Questo blog — e la piccola agenda tascabile Fuori Trama che ho creato — nascono esattamente per questo motivo:
Per darti uno spazio sicuro: dove le frasi possono restare in sospeso senza che nessuno ti chieda di finire la storia subito.
Per riabilitare l'errore: per ricordarti che la macchia d'inchiostro o la cancellatura sulla tua pagina non sono un fallimento, ma il segno che stai vivendo.
Per chi si sente "Fuori Matrice": per offrirti spunti, riflessioni e strumenti per scrivere il tuo percorso con le tue regole, fuori dalle trame già scritte da altri.
Non troverai lezioni di vita o ricette perfette. Troverai un foglio bianco, un po' di sana ironia tra virgolette, e l'invito a fare il primo passo.
E tu, in quale delle tre categorie di abitanti ti riconosci di più in questo momento?
(Faccelo sapere nei commenti qui sotto!)